COLTIVARE LA CONTENTEZZA E RICCHEZZA INTERIORE

COLTIVARE LA CONTENTEZZA E RICCHEZZA INTERIORE
di   Maya Swati Devi


"Non c’è colpa più grande che assecondare i desideri. Non c’è sventura più grande che non sapersi accontentare. Non c’è difetto più grande della sete di guadagno. Perché chi sa che abbastanza è abbastanza ha sempre a sufficienza". -Lao Tze-


In questo primo giorno di luna calante in scorpione-sagittarip indirizziamo le energie in ciò che nello yoga viene definito Santosha.

Il termine “Santosha” in sanscrito significa accontentarsi, contentezza, essere soddisfatti e si riferisce all’essere contenti di ciò che abbiamo e di ciò che siamo in questo momento, essere contenti (santosha) dell'attimo presente, quello che in realtà esiste davvero.

Non possiamo vivere nel futuro perchè non ci è noto, non possiamo vivere nel passato perchè non esiste più.


In occidente il concetto dell’essere contenti non è di facile comprensione.

La contentezza si manifesta con una sottile sensazione di soddisfazione e di completamento, di pienezza. Questa sensazione tende ad essere duratura nel tempo.

La felicità si manifesta con una sensazione di piacere data sia da eventi esterni che da eventi interiori; solitamente è una sensazione fugace, di un momento, della durata di un lampo.

La contentezza è dunque uno stato che ci accompagna nella nostra quotidianità in ogni momento; la felicità è un attimo sfuggente che spesso richiede nuove oggetti, nuove situazioni per potersi ripetere.

Santosha appunto, che non ha quel tocco di supina, paziente remissività, del ‘contentarsi’; esso è piuttosto la conseguenza di un lavoro spirituale già iniziato e che, attraverso la pratica di Santosha, prosegue nel suo percorso di purificazione, di sgrossamento che rende l’aspirante pronto a un ulteriore passo in avanti, lo prepara alle pratiche legate agli altri sei anga del Raja Yoga.

Appagamento vuol dire essere felici con ciò che si ha, ma, soprattutto, essere felici a prescindere da ciò che si ha, perché Santosha ci insegna che la felicità non dipende dal possesso di beni di vario genere. Ci insegna che la felicità è in realtà la nostra vera natura e che soltanto la nostra ignoranza spirituale, Avidya, ci fa credere che essa dipenda invece da agenti esterni.

Santosa ci richiede di approfondire i nostri valori più profondi e di vivere secondo le nostre capacità e i nostri mezzi.

Forse dovremmo fare scelte intelligenti per creare uno stile di vita semplice ma ricco di significato.

La felicità viene dalle piccole cose e l’essere contenti è la nostra ricompensa.

A volte abbiamo già tutto ciò che ci serve; occorre fermare il nostro continuo cercare altro al di fuori di noi e riconoscere ciò che già abbiamo.

La ricchezza in una via spirituale è proprio ciò che porta felicità.

Se coltiviamo le piccole cose troviamo quello stato di benessere interiore che è sinonimo di contentezza e di appagamento.

Quel benessere naturale che ci porta il sorgere del sole, una passeggiata in mezzo alla natura, la soddisfazione delle piccole conquiste quotidiane, un abbraccio, un sorriso.


Quando la capacità di accontentarsi è davvero presente non abbiamo necessità di avere qualcosa di più.


La vera contentezza non significa pigrizia.

Quando siamo profondamente coinvolti nella pratica di santosa, ci impegniamo fortemente perché questo stesso impegno ci fa provare soddisfazione per ciò che stiamo facendo, svolgiamo diligentemente i nostri impegni.


Il nostro intento non è evitare lo sforzo, ma condurre una vita piena e appagante.

Ci sono dei desideri naturali che sorgono da una mente incondizionata, come nutrirsi di cibo sano, circondarci di amici e prenderci cura degli affetti più cari.

Altri desideri, più innaturali, sono spesso il frutto di imitazione di ciò che ci circonda; vogliamo fortemente qualcosa che abbiamo visto intorno a noi come una macchina più bella, una casa più grande, un televisore di ultima generazione.

Ci lasciamo coinvolgere a comprare prodotti o cose dei quali non abbiamo veramente bisogno.


E’ nostra responsabilità aprirci ai desideri naturali e tenere sempre presente il nostro intento al risveglio; potrebbe accadere di sentire contentezza senza alcuna ragione.

Accontentarsi è una vera e propria arte che si coltiva lasciando andare il superfluo, approfondendo lo studio e la nostra pratica spirituale, applicandola a tutti gli aspetti della nostra vita.

Ecco che necessitiamo di Tapas (disciplina) per impegnarci nella vita tornando ad essere in uno stato di Santosha.


OM SHANTI OM

(Ricerca e Articolo di Maya Swati Devi)

Scuola italiana di Tantrismo indiano e Tantra yoga tradizionalefondata da Maya Swati Devi nel 2007

Registered Yoga Alliance international school

 www.devitantrayoga.com

FB PAGE: Devi tantra yoga